mercoledì 5 dicembre 2018


Social housing e Periferie

1. Seconda metà dell'Ottocento:  Filantropi, Industriali, Utopisti

Nell’Ottocento non ci sono interventi pubblici sulla casa ma solo  interventi  privati di tipo assistenziale, cooperativistico o di mutuo soccorso che si realizzano nella seconda metà del secolo, dopo l’Unità d’Italia a seguito del tardo sviluppo industriale italiano. Accanto a questi interventi sporadici ci sono alcuni villaggi operai fatti da capitalisti illuminati, vicino alle fabbriche, che si rifanno a modelli inglesi, francesi e  belgi. Vanno anche ricordati alcuni interventi alternativi alla città storica, tutti d’ispirazione socialista, in Francia e in Inghilterra soprattutto, e  tutti fuori città, che hanno influenzato l’architettura della casa economica nel secolo successivo. Le tipologie più diffuse per le case operaie sono il villino plurifamiliare in periferia, il blocco urbano pluripiano con piccoli cortili in città, e isolati di case a schiera accostate .  Diverse le sperimentazioni tipologiche della ricerca socialista che miravano a costruire non case ma città-modello per nuove comunità.
Rispetto all’epoca precedente, la rivoluzione industriale e lo sviluppo tecnico scientifico indirizzano la società europea (telaio meccanico e energia a vapore,)  e rappresentano  i motori culturali , sociali ed  economici del periodo . Le condizioni di vita, salute, istruzione e lavoro, e l’abitazione delle classi povere e dei lavoratori inurbati peggiorano notevolmente anche a causa di sfruttamento della mano d’opera senza vincoli. In particolare nelle città dove crescono gli abitanti a spese delle campagne (gli immigrati di allora), s’ingrandiscono i borghi fuori città, si formano le periferie e gli slums a causa della immigrazione , si sviluppa la rete dei trasporti su ferro.
Un esempio tipico è la città di Manchester che passa dal 1790 circa al 1830 da 25.000 abitanti a 250.000, un urbanesimo sconvolgente che Charles Dickens e Engels raccontano  dal vero. Sul piano sociale i nuovi Stati nazionali costruiscono se stessi con un’ideologia unitaria che rappresentano nelle proprie istituzioni: parlamenti, ospedali, prigioni, cimiteri, biblioteche, chiese, teatri, usando forme eclettiche, spesso classiciste, e dimensioni monumentali. Si rinnova il centro città, con sventramenti e risanamenti, si rinnovano le abitazioni, si costruiscono o ristrutturano gli edifici come case d’affitto, cioè  da reddito, “ una superficie “tutto utile” dove nessuno spazio è sprecato.
Il capitalismo spinge la diffusione delle scoperte, delle invenzioni e del nuovo stile di vita attraverso ricorrenti grandi Esposizioni Internazionali (come le Expo) a partire dalla prima,  quella di Londra nel 1851 che hanno molta risonanza culturale.
L’urbanistica è quasi assente nel disegno dell’espansione urbana, salvo importanti interventi borghesi come i boulevard haussmanniani a Parigi,  Regents park a Londra, quartiere Prati a Roma, via Po a Torino, Ringstrasse a Vienna, etc). Ma la periferia nasce come terra di nessuno: nessuna regola, civile, sanitaria, morale, urbanistica; essa è lasciata al puro lassez faire della politica liberale: depositi, fabbriche, case, commercio, strade senza fogne, rifiuti, baraccopoli. Si verifica una preoccupante congestione urbana che facilita epidemie di tubercolosi e poi di colera, scarseggia l’acqua corrente, mancano fogne, attrezzature igieniche, ventilazione negli ambienti, raccolta immondizie.   
 Per reazione allo sfruttamento capitalista del lavoro nascono nuovi movimenti sociali di opposizione e di riforma (attivismo religioso, socialismo, arts and Crafts, etc.), che hanno assai poco successo, come le associazioni di filantropi  o di mutuo soccorso tra operai che mitigano di poco i disagi della povertà. Ci sono anche tentativi di riforma sociale e progetti di modelli di vita alternativa alla legge del profitto ad opera di socialisti più o meno utopisti vengono realizzati  in Francia (Fourier, Falansterio 1817,  e Godin  il Familisterio di Guisa, 1884) e in Gran Bretagna (Owen, villaggi armonia e cooperazione, 1817).   L’architettura prende a prestito tutti gli stili del passato: Gotico, romanico, rinascimento e li mischia e li usa come vuole: le banche sono neoclassiche, le chiese neoromaniche o gotiche, le case  cottage inglesi, ma per le sedi istituzionali del nuovo Stato viene utilizzato spesso  un classicismo rivisitato, romantico o strutturale.  La ricerca scientifica sviluppa anche esperimenti tecnologici col ferro e col vetro: grandi ambienti, grandi coperture per nuovi edifici per il grande pubblico musei, biblioteche, etc. Si sviluppa anche un filone funzionale ed ingegneristico che  studia le  funzioni e soprattutto  le ragioni della costruzione e dei materiali che influenzeranno i pionieri del movimento moderno ;  questo filone disegna fabbriche funzionali, case igieniche, ponti, strade , ferrovie, e  quartieri d’abitazione, togliendo il superfluo e riducendo lo spazio vitale.
L’indispensabile costruzione di case operaie in periferia per i nuovi arrivati oltre ad essere un problema sociale era anche un problema edilizio. Ingegneri sanitari studiano soluzioni per case economiche e salubri, diffusi anche attraverso le Esposizioni universali (H. Roberts, studi di case operaie e un cottage a 4 famiglie con scala centrale alla Esposizione del 1851)  ma la questione sociale dell’abitazione rimarrà irrisolta almeno fino agli anni settanta del Novecento.
In Inghilterra verso il 1870 si emanano le prime leggi a favore di un’edilizia pubblica per le classi operaie che trova applicazione verso il 1893 a Londra, ma le condizioni di vita operaia non cambiano.  Lo sviluppo delle fabbriche talvolta produce per volontà di padroni illuminati, anche villaggi per i dipendenti, vere città/fabbrica con i servizi per il lavoro salariato (Crespi d’Adda, Schio, Leumann, Gualino  etc).  In città iniziano a costruirsi edifici a blocco da affitto, tipo Mietskasernen, o tipi a cortile molto piccolo con ballatoio, a doppio corpo, alloggi di due stanze, tre persone a stanza, senza balconi e senza decori stilisti. A Napoli questi edifici si realizzeranno e fine secolo alla Vasto, all’Arenaccia per gli sfollati del centro storico dopo il colera, ad opera della Società del Risanamento. 
Settori sensibili della società, capitalisti, nobiltà, riformatori,  banchieri, in risposta alle condizioni deplorevoli e di sfruttamento della nascente classe operaia e dei poveri abbandonati  a se stessi, nelle città dove si espande l’industria, come  Milano, Torino, creano Associazioni  Filantropiche , unendo capitale e  lavoro,  cercano di realizzare concreti miglioramenti dello stato dei lavoratori e dei poveri, con assistenza sanitaria,  beneficienza, formazione professionale, educazione civile, sostentamento e anche abitazioni salubri   Attività che in parte continuano ancora oggi,  con le Fondazioni bancarie come il Banco di Napoli, Cariplo, san Paolo etc.   
Casa modello la Filantropica, Corso Amedeo di Savoia, Napoli , 1868
Marino Turchi , politico ed ingegnere sanitario, fonda, insieme ad altri sostenitori intellettuali come Matteo Schilizzi ,  la Società Filantropica Napoletana per il miglioramento della classe lavoratrice. Utilizzando donazioni di suoli e finanziamenti privati, realizza su progetto di G. Fiocca nel 1868 una casa modello con circa 180 alloggi bi-esposizionali, posta in collina, sulla strada per Capodimonte. L’assegnazione alle famiglie di lavoratori era attenta e severa e richiedeva alcune condizioni di base: niente gioco d’azzardo, ubriachezza, molestia pubblica, niente debiti e figli tutti a scuola . (cfr.: S.Stenti, Napoli Moderna, città e case popolari, 1998, Clean, Napoli )
Milano via S. Fermo, 1862, Società di case operaie, bagni e lavatoi, F. Sarti, C. Cereda, C. Osnago
E’ tra i primi esempi di edilizia sociale a Milano. Realizzato tra il 1862 e il 1868 dalla “Società Edificatrice di Case per operai, Bagni e Lavatoi pubblici” su progetto degli  architetti Francesco Sarti, Carlo Cereda e Cesare Osnago, il complesso si distingue per l'interessante scelta di non ricorrere ai ballatoi esterni per la distribuzione, ma a scale indipendenti: una scala due alloggi  bi-esposizionali di due vani ciascuno.
Milano, via  Conservatorio, ora Lincon, 1882, Società Edificatrice abitazioni operaie una specie di società di mutuo soccorso con case cooperative due isolati di palazzine a due piani con giardino, con alloggi duplex; ora case borghesi rinnovate , molto appetite.  
I Villaggi operai, Crespi d’Adda, Schio, Rossi,
Influenzati dall’Europa del nord, in Italia si costruiscono Schio, Leumann, Crespi sono pensati come macchine per lavorare e per abitare, dove i movimenti collettivi si sviluppano lungo percorsi predeterminati, tra alcuni luoghi deputati […] e in tempi che lasciano poche possibilità di varianti individuali. In compenso essi offrono una “qualità della vita” certamente superiore rispetto agli standard della classe operaia tra 1870 e 1880 relativamente ad abitazione, servizi igienico-sanitari, educazione, possibilità di svago.
 Il villaggio di Crespi, 1878, (circa 1000 abitanti nel 1900) è costruito attorno a due assi perpendicolari: il primo, parallelo al fiume Adda, attraversa tutto il paese fino al cimitero, simbolicamente collocato alla fine della strada; il secondo, che s’incrocia col primo davanti all’ingresso della fabbrica, in un punto che è anche il centro geografico del paese, collega il corpo centrale degli opifici alla piazza alberata, luogo deputato per gli incontri e la vita sociale degli abitanti. Le case operaie sono situate entro l’ordine di un reticolo regolare di vie che fanno capo anch’esse alla fabbrica, il centro reale della comunità, dominata dall’immagine della ciminiera, molto simbolica e sostitutiva di altri segni dell’autorità decaduti come la torre medievale o il campanile. Si fa però ancora evidente riferimento ai modelli di un potere tradizionale attraverso la presenza - in posizione significativamente eccentrica rispetto alla griglia delle vie operaie -  dell’abitazione del proprietario (un castello) e della chiesa. La gerarchia viene formalizzata dalla ben più importante dignità architettonica attribuita alle costruzioni che rappresentano il potere.
Villaggio  napoleone Leumann, cotonificio, 1875-1972, Collegno, villette su due piani, orto giardino, una piccola città ben attrezzata di servizi e divertimenti, architettura vernacolare, da chalet svizzero, al centro la fabbrica, ampliamento , disegnato , doppia fila di casette con piazzetta, tutto   in stile liberty da Pietro Fenoglio, a cavallo del secolo,  circa 1893.1902
Villaggio Rossi , Schio, edifici industriali d’ispirazione franco-belga, A.  Rossi e discendenti, impegnata per molte generazioni, lanificio e tessuti, Intervento di case nel paese di Schio, case di cortina a schiera, un “quartiere nuovo” e “nuovissimo” non separato dal paese, ma solo case senza commercio.   Case cedute a riscatto agli operai, al prezzo di costo.  200 alloggi, 1500 abitanti. Il quartiere è stato in parte snaturato da interventi successivi
 Progetti dei socialisti utopisti , il familisterio di J. A. Godin
meno ideologico del falansterio di Fourier ma sulla stessa linea di pensiero di riforma sociale alternativa. Era un tentativo di comunità societaria ordinata, posta fuori la città e autonoma, fabbrica, case, servizi collettivi e teatro, che voleva prefigurare una nuova società e una nuova città, eliminando la contrapposizione tra città e campagna, tra lavoro salariato e proprietà dei mezzi di produzione.  Il progetto riproponeva una disposizione coma la reggia di Versailles, come il falansterio di Fourier che aveva tre blocchi di cui quello centrale dedicato spazi collettivi o pubblici, e quelle laterali a laboratori.  L’esempio di Godin, forse l’unico esempio alternativo al capitalismo industriale ebbe il merito di proporre un sistema industriale e sociale ( 1200 persone) di tipo cooperativo che funzionò davvero per molti anni. Quelle proposte influenzarono molte proposte sia della città giardino e sia del movimento moderno, come l’Unitè d’abitation. 
Le Esposizioni Universali , basate sui progressi dell’Industria, sull’uso di nuovi materiali come il ferro e il vetro, tra le altre cose, contribuirono anche a diffondere studi e proposte per l’edilizia economica e le case operaie a partire dalla prima a  Londra del 1851; l’ultima Expo è stata a Milano nel 2015.